Banana-Yoshimoto-Kitchen

“Kitchen” di Banana Yoshimoto

“Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina…”

Così inizia il romanzo di Banana Yoshimoto Kitchen, pubblicato per la prima volta in Italia nel 1991 e caratterizzato da un linguaggio fresco ed originale, una sorta di rielaborazione letteraria dello stile dei fumetti manga.

È una storia sulla solitudine giovanile e sulla capacità di resilienza, in cui le cucine di ogni tipo (nuovissime e luccicanti, vecchie e vissute), che riempiono i sogni della protagonista Mikage, sola al mondo dopo la morte della nonna, rappresentano il calore della famiglia svanita e tanto desiderata.

È la cucina il posto dal quale ricominciare a vivere. Un luogo magico dove è sempre possibile stringere legami intensi. Così accade con il giovane Yuichi e la madre Eriko, scelti come membri della sua nuova famiglia. Insieme troveranno la forza per affrontare la quotidianità e le peggiori avversità, in un crescendo tragicomico di ambiguità sentimentali e di umori altalenanti, dove i piatti della tradizione nipponica costituiscono il contorno dei momenti più belli e gioiosi.

Mikage: “Comunque, adesso c’è qui un katsudon*. Mangialo”…

Yuichi: …”Perchè quando mangio qualcosa con te è sempre così buono?”

Mikage: “Non sarà perchè appetito e desiderio vengono soddisfatti allo stesso tempo?”

Yuichi: “No, no, no!” fece con una gran risata. “Forse perchè siamo in famiglia”.

Con questo romanzo, l’autrice si impone all’attenzione del pubblico mostrando l’immagine di un Giappone aperto, solidale ed emancipato, generalmente sconosciuto agli occidentali, dove la diversità in tutte le sue forme costituisce una ricchezza ed è vissuta con un’invidiabile naturalezza. Il cibo è lo strumento di congiunzione tra persone apparentemente lontane. Banana ci insegna come sia sempre possibile, nei momenti bui, contare su di esso per ritrovare la propria identità e un senso di appartenenza nel mondo con coloro che ci circondano, persino le più improbabili.

Se Mikage fosse reale sarebbe una Packer grandiosa, in grado, con i suoi piatti, di restituire il sorriso a chi ne ha bisogno.

 

*Katsudon: fetta di carne di maiale impanata e fritta, simile alla cotoletta, servita in una scodella su riso bianco bollito e condita con un sughetto aromatico.